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Note Legali e Fiscali

Animali domestici in casa: come funziona

Laura Paglia
Sul web aumentano sempre più gli annunci di immobili disponibili per la locazione. A questa ingente offerta corrisponde una grande quantità di italiani e non alla ricerca di una casa in affitto. Una parte di questa frazione deve tener conto anche della possibilità di portare con sé anche il proprio animale domestico. Vediamo cosa prevede la legge italiana e come orientarsi in questo caso.

 

Occhio al contratto di locazione

La prima cosa da fare è verificare con attenzione cosa prevede il contratto di locazione dell’immobile. È il proprietario ad avere la facoltà di decidere se permettere l’ingresso di animali domestici in casa. Mentre, in caso di silenzio delle parti, cioè quando il contratto non prevede nulla a riguardo, si considera ammessa la presenza di animali all’interno dell’appartamento. In quest’ipotesi però, è preferibile che l’inquilino informi immediatamente il proprietario non appena decide di adottare un animale domestico per tenerlo in casa. Così facendo, si evita l’insorgere di discussioni che potrebbero sfociare in uno sfratto nel caso in cui il proprietario di casa sostenga il mancato rispetto del contratto. Invece, per mettersi al riparo da eventuali problematiche, si consiglia la sottoscrizione di un apposito accordo, da allegare al contratto di locazione.

Animali domestici: cosa prevede la legge?

Qual è la norma che regola questa situazione? Prendiamo come punto di riferimento la Legge 220/2012, la cosiddetta Riforma del Condominio. In particolare, l’art. 16 prevede (in aggiunta) che “le norme del regolamento condominiale non possono vietare di possedere o detenere animali da compagnia”. Ciò vuol dire che ogni condomino può tenere animali domestici nel proprio appartamento, anche in affitto. Buon senso vuole che, in ogni caso, la loro presenza non causi danni alla serenità condominiale e disturbi il vicinato. Lo stesso principio vale per alcune specie particolari o in quantità numerosa.

Tale norma si basa a sua volta sull’art. 1138 del codice civile, il quale stabilisce che “Ciascun condomino può prendere l’iniziativa per la formazione del regolamento di condominio o per la revisione di quello esistente”; per l’applicazione del quale, sia nel primo che nel secondo caso, sarà ovviamente necessaria l’approvazione dell’assemblea condominiale. Questo inciso si prestava a limitazioni varie, compreso quella relativa alla presenza di animali domestici, motivo per cui il legislatore è intervenuto precisando all’art. 16 della L. 220/2012 che il regolamento del condominio non può imporre un divieto simile.

Questa novità della riforma del condominio ha suscitato non pochi dibattiti. Si è espressa in materia anche la Corte di Cassazione con il decreto del 13 marzo 2013, affermando che si tratta di un “vero e proprio diritto soggettivo all’animale da compagnia”. Uno dei motivi dei contenziosi si basa sull’interpretazione da attribuire al concetto di “domestico” e se, per esempio, possono rientrarvi anche quelli esotici, come i serpenti.

Resta il fatto che la legge ammette l’accesso degli animali nel condominio. Ciò non toglie che vada rispettata l’ordinanza del Ministero della Salute in vigore dal 2009 che prevede una serie di obblighi per i proprietari. Inoltre, l’art. 2052 c.c. prevede la responsabilità civile del proprietario in caso di lesioni o danni a persone, animali o cose e l’obbligo di stipulare una polizza di assicurazione per il risarcimento dei danni causati a terzi.

Cautela nella gestione del tuo animale domestico e un occhio attento al contratto per controllare se prevede delle restrizioni in merito: prestando attenzione non avrai problemi durante il tuo soggiorno, a breve o lungo termine, nel tuo nuovo appartamento in affitto.

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